lunedì 22 settembre 2014

Aici, giornata di lezione sull'autobiografia.

sabato 6 settembre 2014

COSTELLAZIONI FAMILIARI. NUOVO INCONTRO SETTEMBRE


NUOVO INCONTRO COSTELLAZIONI FAMILIARI
aperte iscrizioni
Leggende familiari, aneddoti. Tutto ci porta indietro nel passato, nelle nostre radici più profonde.
Il passato, la famiglia, le origini, ci influenzano più di quanto crediamo, in modo spesso inconsapevole.
Le Costellazioni Familiari consentono di riappropriarci di questo pezzo di identità presente in noi, prendendone consapevolezza.
Conoscendo le origini possiamo gestire meglio il presente, consapevoli e non più vittime di dinamiche automatiche che portano spesso a lidi dolorosi.

L'incontro sarà di 4 ore e condotto secondo la linea Sistemico Relazionale. Terapeute: Dott.ssa Deborah Trinchi e Dott.ssa Rosa Ciniglio
Come sempre ogni partecipante potrà lavorare sul proprio caso, con l'aiuto del gruppo.
Max 10 patecipanti.

DATA:
mercoledì 24 settembre ore 18.00

Indirizzo:

Via Ammannati, 4. PARIOLI. ROMA

per PRENOTARSI:

manda una mail a :

deborahtrinchi.psicologia@hotmail.com

INVESTIMENTO:
Eur 90. da dividere in due volte

lunedì 25 agosto 2014

FEMMINICIDI E ALTRI ABUSI












 Statistiche italiane tratte dalla associazione Casa delle donne per non subire violenza.  Di Bologna  http://www.casadonne.it/wordpress/

Vorrei parlare del ruolo dei media e sommariamente delle risorse legali che abbiamo per contrastare questo incremento impressionante di violenza sulle donne degli ultimi tempi.
Femminicidio è una parola che personalmente abolirei, qualifica un crimine che dovrebbe essere considerato contro la persona  in generale, non contro la donna, ma dobbiamo pur sempre ammettere che sono per la maggioranza uomini, che compiono la barbarie sulla partner, o ex partner, sui figli, ed infine su se stessi.
Che cosa sta succedendo?
I sociologi ci potranno spiegare che l'emancipazione femminile non è stata accompagnata spesso da una evoluzione nella stessa direzione dell'evoluzione maschile. Gli uomini si vedono lasciati soli, impotenti di fronte alla decisione della compagna di prendere nuove strade. Complice la crisi e la perdita di lavoro ed ecco il risultato.
Ma sarà poi così? Ritengo questa spiegazione semplicistica.
La violenza è sempre violenza, e da psicologa non posso fare a meno di pensare ad un incastro. Tutti noi ci incastriamo con il partner per nostre virtù e nostre nevrosi, che ci attraggono inesorabilmente verso un certo tipo di persone.
L'omicidio è solo l'ultima tappa, nessuno diventa pazzo da un giorno all'altro. O violento da un giorno all'altro. L'abuso domestico, anche solo psicologico è molto precedente. A volte rimane psicologico, a volte diventa fisico, a volte si fa intrusivo, come nei casi di stolking. Tutte le volte che una persona non rispetta i "confini", psichici, fisici, di un'altra, è violento.

Facciamo un esempio.
Una donna ripete ad un uomo (ma anche viceversa) che lo lascia e non vuole essere più cercata. Lui/lei, ignora quello che dice e, adducendo un supposto amore sfrenato insiste nel cercare di sedurla, nel chiamarla, nel farsi vivo.
Spesso l'ex partner è ancora preso e cede, non si arrabbia, prende tutto ciò con la compassione per il cuore ferito, e l'ego inorgoglito per il sentirsi amato. Ma è amore? NO. E' già violenza.
Si impone mettere i CONFINI a qualsiasi tipo di violenza. Bloccare il telefono, e se necessario rivolgersi alle autorità.
Perché non lo fa questa persona? Chiaramente ha una "tendenza" a farsi abusare. Questo tipo di tendenza a farsi abusare indica una scarsa autostima e svalutazione dell'Io.
Ma la soluzione c'è. La terapia, o i gruppi, esistono centinaia di associazioni che si occupano di questo. Quella che ho citato inizio articolo è solo una delle tante.

Torniamo alla legge. Molto bene la legge sullo stolking, ma non basta. Mi sembra che l'attenzione sia tutta sul "mostro", che certamente ha bisogno di essere fermato e di aiuto psicologico, ma la struttura psicologica della vittima è molto più importante.

 La mia proposta concreta è la seguente:
Includere in una legge contro la violenza sulle donne, per esempio quella dello stolking , una parte che imponga alle vittime un periodo di trattamento psicoterapico, con rimborso e a prezzi facilitati, se privato, o in associazioni pubbliche o di volontariato. Documentato. Questo garantirebbe, spesso, l'uscita della futura vittima, purtroppo spesso è così, dall'incastro malato con il suo carnefice o aggressore.

Ultimo argomento che vorrei trattare: i media.
Lungi dal ritenere responsabili i giornalisti di crimini avvenuti, ritengo comunque, che ci possa essere un fenomeno di emulazione, da parte di persone squilibrate, dell'omicidio di un altro.
Ricordo il caso, tempo fa, di un italiano che fece buttare dell'acido sul viso della ex partner, un avvocato, se non ricordo male. Lui fu condannato. Ma nulla mi tolse dalla mente la circostanza di emulazione di metodi usati in paesi asiatici  per punire donne "colpevoli" di rifiutare il pretendente o di volersi scegliere il fidanzato. Sicuramente il fenomeno necessita di approfondimento.

Link di un video, delicato ma efficace contro la violenza sulle donne.
https://www.youtube.com/watch?v=9KrK9fDNYXk

giovedì 10 luglio 2014

domenica 11 maggio 2014

STRATEGIA PER COMUNICARE IN GRUPPO


La comunicazione è tutto. Molto di quello che ci succede ha un effetto se riusciamo a condividerlo. Altrimenti viene usato solo per noi. Per questo ho deciso di scrivere questo piccolo vademecum di semplici regole o strategie che si usano, e possono andare bene, in tutti i gruppi, siano essi di studio, di lavoro, spirituali, o terapeutici.
Le regole di comunicazione servono al fine del raggiungimento dell'obiettivo del gruppo, qualsiasi esso sia.
Chiaramente sono ammesse eccezioni, senza eccessivo disturbo per il fine del gruppo, a patto che queste eccezioni rimangano tali e non diventino la regola.
Nei gruppi grandi, più di 5 elementi, ci dovrebbe sempre essere un moderatore (che puo' essere la stessa persona oppure, ancor meglio, a rotazione), che vigila sulla comunicazione, media sui conflitti di opinione, e contribuisce a portare il gruppo al raggiungimento del suo obiettivo.

Regole per una efficace comunicazione in un gruppo

  1. Sospensione del giudizio
    Il giudizio parte da un moto interno, è quello che ci suggerisce che la nostra opinione è giusta e quella dell'altro sbagliata, oppure che il nostro comportamento è giusto e quello altrui sbagliato. Non c'è niente di male a pensare questo, significa essere sicuri delle proprie opinioni, però, si dovrebbe dare all'altrui pensare quello che si chiama “beneficio del dubbio”; ovvero pensare che, si, si è sicuri di sé, ma c'è sempre la possibilità di stare nell'errore. Mai escludere questa possibilità è segno di maturità intellettiva e morale allo stesso tempo, perché si prende coscienza del proprio essere fallibile, come tutti gli altri, e si perde l'onnipotenza, che rende ottusi. Nella comunicazione di gruppo importante è dare ancora maggior risalto a questo “beneficio del dubbio” internamente, ancor prima che nell'espressione verbale. Quando l'altro esprime un'opinione accoglierla e soppesarla invece di rigettarla immediatamente al mittente. Il proprio disaccordo può essere espresso sempre con la ferma convinzione che l'opinione dell'altro vale per lo meno quanto la nostra, e con la giusta delicatezza, come vorremmo che ci si rivolgesse a noi quando esprimiamo un concetto, un'idea o raccontiamo un'esperienza.
  2. Parlare uno alla volta
    Siamo in Italia, abituati a talk show televisivi in cui la gente si interrompe, si aggredisce e si parla sopra in continuazione, non abbiamo certo grandi esempi. Cerchiamo allora nei gruppi sia di lavoro che di studio, a maggior ragione in gruppi con obiettivi spirituali e di crescita, di non lasciarci trascinare da questi esempi insani. La maturità di aspettare il proprio turno è fondamentale per il buon funzionamento di una qualsiasi comunicazione di gruppo. Un buon metodo è quello di alzare la mano, in modo che il moderatore ci veda, aspettando che l'altro finisca di parlare, per prendere la parola.
  3. Aspettare che l'altro abbia estrinsecato interamente il concetto prima di rispondere, indica rispetto e anche umiltà, non dando per scontato che abbiamo capito ciò che l'altro ci sta dicendo prima ancora che finisca (il che, al contrario indica un certo grado di presunzione).
  4. Feedback: Comunicazione sull'Io e non sul Tu.
    É importante cominciare la comunicazione con frasi tipo “io.... ho l'impressione che......” o “quello che dici mi fa sentire.....” e non con “tu sei.......” o “tu hai fatto....” ecc. Usare il “tu” può etichettare l'altro, farlo sentire accusato, o incasellato dentro una categoria qualsiasi ed offenderlo; aprire il feedback con le proprie impressioni ed emozioni, comunica meglio, in quanto colui che riceve il feedback sa che si tratta di opinioni prettamente personali dell'emittente e non giudicanti o di valutazione generica sul comportamento del ricevente.
  5. Non imporre il proprio punto di vista come l'unico giusto considerando quello degli altri come sbagliato. Come il punto 3, questo non imporre significa avere un certo grado di umiltà, oltre che di educazione, anche se dentro di noi siamo convinti al 99% della nostra opinione. (Non ho scritto al 100% di proposito, perché voglio sperare che chi legge attribuisca almeno un 1% di possibilità di errore alle proprie convinzioni).
  6. Cominciare le frasi elogiando un qualsiasi aspetto della comunicazione o del comportamento dell'altro, anche se siamo in disaccordo con parte del suo contenuto, concentrandoci su alcuni aspetti che invece ci hanno colpito favorevolmente, sempre ce ne sono. Questo atteggiamento favorisce la comunicazione, l'interlocutore si rilassa e si sente accolto, ed è più pronto a ricevere un eventuale parere contrario alla sua opinione, in seguito.


sabato 5 aprile 2014

IO MI RACCONTO


IO MI RACCONTO



Quando decisi di creare il progetto “Io mi racconto” fu sulla base di un testo a cui collaborai con l'Upter, sull'autobiografia. Fu una bella esperienza, capii quanti luoghi della memoria abbiamo da esplorare, sconosciuti apparentemente ma che formano tessuti interni, fibre del nostro essere. E che cos'è la memoria se non una storia che ci raccontiamo? “Io mi racconto” è un laboratorio per recuperare la storia, che è quella da cui nasciamo noi come individui, attraverso le storie raccontate da altri, o da noi stessi, che tassello dopo tassello contribuiscono a creare l'Identità.
Che cos'è l'Identità? Possiamo definirla un po' come il Sé: fluida, flessibile, impermanente, formata da tanti piccoli IO come il grappolo d'Uva.
Allora vi lascio con una domanda: Che cosa c'è di Permanente nella nostra Identità?
 iL progetto "Io mi racconto" sarà un ciclo di incontri sul tema DIARIO COME AUTOBIOGRAFIA. Vi informerò presto sulla data e il luogo.


domenica 12 gennaio 2014

NUOVO CORSO PSICOLOGIA E OLTRE

http://www.accademialar.it/Corsi/Psicologia/

SIETE INVITATI AL CORSO : PSICOLOGIA E OLTRE, AL LAR, (LIBERA ACCADEMIA DEL SAPERE), 
ARGOMENTI DEL CORSO:
 Scienza e questioni fondamentali dell'esistenza; dimensioni dell’essere umano: fisica, psicologica, spirituale; sviluppo ed evoluzione versus crescita, integrazione e trasformazione; autorealizzazione; profondità versus superficialità (la dimensione verticale e orizzontale del
contatto); inconscio e coscienza, stati di coscienza, il contatto profondo; come dentro, fuori (approfondimenti sulla vita interiore); sogni, archetipi e simboli: l’altro linguaggio; avvenimenti non usuali; oltre il confine, esperienze di confine, il transpersonale; le domande evolutive.
 
MERCOLEDÌ 11.00 - 13.00
dal 22 GENNAIO 2014