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sabato 10 dicembre 2016

Tante donne coraggiose, che hanno combattuto battaglie imbracciando il fucile x la libertà, o battaglie simboliche per libertà spirituali. Ma la storia non ne parla....ah..già, scusate...la storia, fino ad ora è stata scritta da uomini.
Attenzione: le cose stanno cambiando, e molti non ci stanno
(vedasi numero elevato femminicidi, esempi codardi del non conformarsi di un pugno di uomini alla forza femminile)

da leggere
Coralie Younger
Donne bianche per i Maharaja

lunedì 25 agosto 2014

FEMMINICIDI E ALTRI ABUSI












 Statistiche italiane tratte dalla associazione Casa delle donne per non subire violenza.  Di Bologna  http://www.casadonne.it/wordpress/

Vorrei parlare del ruolo dei media e sommariamente delle risorse legali che abbiamo per contrastare questo incremento impressionante di violenza sulle donne degli ultimi tempi.
Femminicidio è una parola che personalmente abolirei, qualifica un crimine che dovrebbe essere considerato contro la persona  in generale, non contro la donna, ma dobbiamo pur sempre ammettere che sono per la maggioranza uomini, che compiono la barbarie sulla partner, o ex partner, sui figli, ed infine su se stessi.
Che cosa sta succedendo?
I sociologi ci potranno spiegare che l'emancipazione femminile non è stata accompagnata spesso da una evoluzione nella stessa direzione dell'evoluzione maschile. Gli uomini si vedono lasciati soli, impotenti di fronte alla decisione della compagna di prendere nuove strade. Complice la crisi e la perdita di lavoro ed ecco il risultato.
Ma sarà poi così? Ritengo questa spiegazione semplicistica.
La violenza è sempre violenza, e da psicologa non posso fare a meno di pensare ad un incastro. Tutti noi ci incastriamo con il partner per nostre virtù e nostre nevrosi, che ci attraggono inesorabilmente verso un certo tipo di persone.
L'omicidio è solo l'ultima tappa, nessuno diventa pazzo da un giorno all'altro. O violento da un giorno all'altro. L'abuso domestico, anche solo psicologico è molto precedente. A volte rimane psicologico, a volte diventa fisico, a volte si fa intrusivo, come nei casi di stolking. Tutte le volte che una persona non rispetta i "confini", psichici, fisici, di un'altra, è violento.

Facciamo un esempio.
Una donna ripete ad un uomo (ma anche viceversa) che lo lascia e non vuole essere più cercata. Lui/lei, ignora quello che dice e, adducendo un supposto amore sfrenato insiste nel cercare di sedurla, nel chiamarla, nel farsi vivo.
Spesso l'ex partner è ancora preso e cede, non si arrabbia, prende tutto ciò con la compassione per il cuore ferito, e l'ego inorgoglito per il sentirsi amato. Ma è amore? NO. E' già violenza.
Si impone mettere i CONFINI a qualsiasi tipo di violenza. Bloccare il telefono, e se necessario rivolgersi alle autorità.
Perché non lo fa questa persona? Chiaramente ha una "tendenza" a farsi abusare. Questo tipo di tendenza a farsi abusare indica una scarsa autostima e svalutazione dell'Io.
Ma la soluzione c'è. La terapia, o i gruppi, esistono centinaia di associazioni che si occupano di questo. Quella che ho citato inizio articolo è solo una delle tante.

Torniamo alla legge. Molto bene la legge sullo stolking, ma non basta. Mi sembra che l'attenzione sia tutta sul "mostro", che certamente ha bisogno di essere fermato e di aiuto psicologico, ma la struttura psicologica della vittima è molto più importante.

 La mia proposta concreta è la seguente:
Includere in una legge contro la violenza sulle donne, per esempio quella dello stolking , una parte che imponga alle vittime un periodo di trattamento psicoterapico, con rimborso e a prezzi facilitati, se privato, o in associazioni pubbliche o di volontariato. Documentato. Questo garantirebbe, spesso, l'uscita della futura vittima, purtroppo spesso è così, dall'incastro malato con il suo carnefice o aggressore.

Ultimo argomento che vorrei trattare: i media.
Lungi dal ritenere responsabili i giornalisti di crimini avvenuti, ritengo comunque, che ci possa essere un fenomeno di emulazione, da parte di persone squilibrate, dell'omicidio di un altro.
Ricordo il caso, tempo fa, di un italiano che fece buttare dell'acido sul viso della ex partner, un avvocato, se non ricordo male. Lui fu condannato. Ma nulla mi tolse dalla mente la circostanza di emulazione di metodi usati in paesi asiatici  per punire donne "colpevoli" di rifiutare il pretendente o di volersi scegliere il fidanzato. Sicuramente il fenomeno necessita di approfondimento.

Link di un video, delicato ma efficace contro la violenza sulle donne.
https://www.youtube.com/watch?v=9KrK9fDNYXk

domenica 22 settembre 2013

MI SEDUCE E SCAPPA, PARTE SECONDA

Giorni fa parlavo con un amico, subito dopo aver pubblicato il post sul Narcisismo. Dal suo punto di vista, "maschile e terra terra", come lo ha definito, non sempre qualcuno che ti seduce e scappa è psicologicamente affetto da un qualche disturbo. Magari è uno che vuole solo sesso. Va bene. Allora perché ti inganna per avere solo sesso, raccontandoti, nei fatti o a parole, che sei, o forse sarai, la donna della sua vita? Seguita il mio amico: "Perché se non lo fa magari pensa che non otterrà ciò che vuole" Allora io: "Questo potrebbe non essere vero, magari lo otterrebbe lo stesso, ma il fatto che ti inganna, e che poi ti fa soffrire, e sentirti illuso/a e abbandonato\a, non lo fa star male?" E il mio amico "Forse no, persegue il suo obiettivo, forse è solo uno un po' stronzo".
...
Uno un po' stronzo?
Rifletto, e considero che uno "un po' stronzo" in psicologia non vuole dire molto.
Uno un po' stronzo finisce con il farsi male, e la sua parte sadica la punta dritta verso sé stesso, fino a diventare masochista. E, spesso, non se ne accorge nemmeno. Per anni.
Dire "un po' stronzo" è una grande semplificazione, che non può convincere noi terapeuti. Dietro nasconde solo una grande rabbia, che quando non riesce a percepire, o a sfogare sui veri destinatari, la trasmette, o proietta, verso altri, simili a questi per ruolo, o per caratteristica.
Uno "un po' stronzo" è una persona che se la guardi bene dentro gli occhi e gli chiedi, "Ma tu, sei felice?" , schiva lo sguardo imbarazzato, sorride con un ghigno e risponde "Ma che razza di domande fai".
Già perché forse questa domanda, quello "un po' stronzo" non se l'è mai veramente posta. Altrimenti non se ne andrebbe in giro lastricando il cammino di altri di pietre, sulle quali, forse, anche lui più tardi inciamperà.
La vita non fa sconti, è come la casa, che nasconde ma non ruba. Presto o tardi ti rende, con frutti, ciò che semini.
Questo un po' stronzo qui, potrebbe trovare le vere ragioni per il suo cinismo, magari radicato chissà dove, e cominciare a gettare fiori sulla strada propria e altrui. e cominciare a raccogliere frutti profumati e succosi.
Ma, direte voi, non esistono quelli che per natura sono più insensibili di altri?
Certo esistono, la vita segue le leggi di causa - effetto. Magari la cattiveria è un effetto.
Buona notte
Deb

mercoledì 18 settembre 2013

LA GELOSIA FA PARTE DELL'AMORE?

Tempo fa una persona mi ha detto che era sicura di aver amato un uomo più delle sua vita, prima di allora non aveva mai provato gelosia per nessuno, mentre per lui ne era divorata. Quindi si era convinta che prima di lui non aveva mai amato nessuno. Bene. Si lasciano, passa del tempo e lei si sposa, vuole molto bene al marito ma a volte si soprende a pensare che "l'altro amore" come lo chiama, era più forte, più passionale. Del marito, difatti, pure essendone molto attratta, non è particolarmente gelosa.
Sarà vero? Possiamo basare l'intensità dell'amore sulla gelosia? O ci sono altri fattori?
La stessa persona la rincontro tempo dopo. Mi dice che suo marito aveva avuto un incidente, e lei aveva temuto per la sua vita. Oggi sta bene, ma in quel frangente le era capitato di riflettere.
Aveva visto la sua vita in retrospettiva e aveva notato che per "l'altro amore" non aveva mai provato quell'intensissimo desiderio di vederlo felice. Non c'entrava con l'incidente, tra l'altro anche l'ex aveva avuto un problema grave di salute. La differenza stava nella vita quotidiana. La gelosia, che lo voleva sempre accanto a sé,  che le faceva mancare l'aria quando anche solo guardava intensamente un'altra persona, o all'idea di poterlo perdere, non le lasciava spazio per il reale, semplice, desiderio di vederlo felice. Anzi. Spesso si era ritrovata a pensare che, anche se lui fosse più felice con un'altra, lei non lo avrebbe lasciato andare. Che doveva stare con lei, e solo con lei. 
Quindi: era preoccupata per la propria ossessione di averlo, non per lui, non per la sua felicità.
Di suo marito invece, la faceva stare male il solo pensiero di vederlo triste o ombroso, se usciva con gli amici e si divertiva ne era realmente soddisfatta. Godeva di un suo sorriso, anche quando non era rivolto a lei. 
Quale dei due questa persona ha amato di più? Questa donna comprese che era la voluttà possessiva che le faceva credere di avere amato di più l'altro. L'intensità della bramosia di averlo. E questo non è amore. Ma desiderio.
L'Amore, quello vero, comporta il disinteresse per sé stessi e il desiderio per la felicità dell'altro. Come nel più sublime degli amori: quello della madre per il figlio. (o così dovrebbe essere n.b)
Ma allora, la gelosia fa parte dell'amore? No, lo ACCOMPAGNA. E spesso lo OFFUSCA. Il possesso nei confronti dell'altro può essere generato anche dai comportamenti del partner, che vanno a toccare la corda della nostra insicurezza. Inconsciamente l'altro può volerci gelosi. Per aumentare la sua, di sicurezza. Allora non cadiamoci: La gelosia indica un legame affettivo, un investimento su di una persona, ed è un indicatore della insicurezza di questo legame, non dell'Amore. 
A volte, il povero amore esiste si, ma è come un fiore sepolto in un mare di fango, che facciamo fatica a vedere. 

venerdì 13 settembre 2013

MI SEDUCE E SCAPPA, È NARCISISTA?

Quante storie simili, ma quando ci stiamo dentro la nostra sofferenza sembra più grande di tutte. Conosci un tipo, interessante, brillante, col sorriso aperto, ha sempre la battuta pronta, e quando è in compagnia spesso tiene banco. Ti invita a prendere un drink, poi un altro e finisci a casa sua. Vive da solo, separato da poco, o da molto, chissà. Ti ha sedotto, ma ancora non lo sai. Il giorno dopo chiama, è gentile, dice che ha passato una serata fantastica e ti invita di nuovo. Felice, accetti. Va avanti così per giorni...Magari tu esci da una storia lunga e complicata, oppure è da tempo che sei sola. Hai paura a dirtelo, ma ti sorprendi a pensare che forse è lui quello giusto. Sei proprio cotta a puntino. Dopo una settimana di assidua frequentazione ti lasci andare ad occhiate languide e a frasi tipo: "Sto proprio bene con te", oppure "Quanto tempo che non mi sentivo così" Sorriso di risposta e dolce abbraccio. Poi, il giorno dopo, doccia fredda! Aspetti, non chiama, aspetti ancora, niente. Mandi un messaggio, nessuna risposta. Allora chiami tu, squilla a vuoto. Ti cominci a preoccupare per lui, l'ansia cresce. Quella notte non dormi bene, hai una strana sensazione. Il giorno dopo, se va bene, arriva un laconico messaggino: "Scusami, sono impegnato sul lavoro. Ti chiamo io". COPIONE RIPETITIVO Ti trovi a pensare che cosa hai sbagliato, se avevi capito male, che non è vero che gli interessavi, scartando subito l'ipotesi; era così dolce, impossibile che fingesse. Hai torto? che cosa è successo? Interrogativo che non ti lascia tregua. Oscilli tra rabbia e nostalgia. A seconda di com'è il tuo rapporto con te stesso/a (può succedere anche all'uomo di stare al tuo posto) dai la colpa a lui o a te, in un futuro incerto. La risposta è: Lui (lei) è NARCISISTA. Che cosa vuol dire? Non è uno che si guarda allo specchio e si innamora di se stesso, come spesso di crede. E' una persona con un grande, immenso VUOTO INTERIORE, che lo spinge ad avere sempre bisogno del pubblico, non per piacersi - (già si piace) ma per avere la sensazione di esistere, o le PROVE di esistere. E' qualcuno che non è stato riconosciuto nei suoi BISOGNI FONDAMENTALI nel periodo in cui essi strutturavano il suo senso del Sé. Ha i CONFINI labili, non sa dove finisce se stesso e inizia la sua figura di accudimento (ora la PARTNER). Quindi, la sua paura di essere risucchiato in una SIMBIOSI mortifera, in cui si perderà, lo fa scappare non appena il LEGAME diventa serio. È UNA GIUSTIFICAZIONE? SI E NO. SI, perché non è per cinismo o superficialità che ha avuto quel comportamento. NO, perché si può (e si deve) CHIEDERE AIUO quando si percepisce che il COPIONE si ripete. NOTA: anche la "vittima" ha un tratto psicologico che si incastra perfettamente con questo schema. Nulla è casuale nella psiche umana. E questo SCHEMA, o COPIONE, si può cambiare. NON ESISTONO DESTINI INFELICI, SOLO MANCANZA DI CONOSCENZA DEBORAH TRINCHI (foto:Deborah Trinchi, Venezia 2013)