Psicologa Psicoterapeuta a Roma. Aiuti, consigli per orientarsi nel mondo della Psicologia per i non esperti. Senza conoscere prima te stesso non puoi conoscere realmente ciò che ti circonda.
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mercoledì 23 agosto 2017
MA QUANTO DEVE DURARE UNA PSICOTERAPIA?
Di frequente le persone mi domandano quanto è la durata della psicoterapia, vediamo di chiarire alcuni punti importanti.
Ogni approccio, o scuola di psicoterapia, è diverso nel metodo e nella durata del trattamento. Ci sono delle scuole più brevi, e focalizzate sul sintomo, ed altre che vanno più in profondità e hanno una durata maggiore.
Tutti gli approcci chiamati "del profondo", tra cui la Gestalt, che è quello che io uso, hanno come obiettivo curare i meccanismi patologici, quelli che ci fanno soffrire, definitivamente, e cambiarne gli schemi nevrotici sottostanti.
Curare una nevrosi, o altre patologie non è come prendere un farmaco per far andare via l'influenza, non abbiamo una "malattia" che dopo un po se ne va e siamo guariti. Se i nostri schemi comoportamentali, il nostro stile affettivo e relazionale, ci fanno soffrire, ciò è dovuto a una difesa "creativa" che abbiamo attuato nell'infanzia, a volte molto remota, per reagire all'ambiente, difesa che diventa inadatta quando siamo adulti. Ciò vuol dire che la nostra casa, il sé, ha i mattoni delle fondamenta friabili o non buoni e, quando una casa ha le fondamenta inadatte che si fa? Si mette mano alla sua struttura. Non c'è da preoccuparsi, nessuno abbatterà una casa tanto faticosamente costruita, che merita rispetto e amore, non può né vuole farlo. Sarà il paziente stesso, che trovando nuovi mattoni, lascerà andare quelli che non gli servono più, e lo psicoterapeuta lo aiuterà nel processo di costruzione e consapevolezza.
Si capisce, qundi che il percorso, per essere definitivo ed efficiente deve durare, in genere, qualche anno. d'altronde ci abbiamo messo anni per costruire i nostri copioni.
Esistono terapie che durano alcuni mesi soltanto. Ma, giudicherà il paziente, insieme al suo terapeuta, quanto vuole e può mettersi in giuoco. E sentirà quanto tempo, fiducia e lavoro serve per creare una relazione fruttuosa, nutriente, che dura nel tempo, una relazione che cura.
Etichette:
LA TERAPIA
Ubicazione:
Via Cesare Fracassini, 46, 00196 Roma RM, Italia
sabato 19 agosto 2017
COME SI DIVENTA PSICOLOGO. DIFFERENZE TRA PSICOLOG...
PSICOLOGIA - SALUTE E BENESSERE: COME SI DIVENTA PSICOLOGO. DIFFERENZE TRA PSICOLOG...: Molte persone mi domandano, che differenza c'è tra psicologo, psichiatra e psicoterapeuta? Molta confusione in questa area, che crea...
giovedì 10 luglio 2014
A CHE SERVE LA PSICOTERAPIA:"La psicoterapia cura...
PSICOLOGIA - SALUTE E BENESSERE: A CHE SERVE LA PSICOTERAPIA:
"La psicoterapia cura...: A CHE SERVE LA PSICOTERAPIA: "La psicoterapia cura la sofferenza psichica con mezzi psicologici; il suo fine è quello di esplorare i ...
"La psicoterapia cura...: A CHE SERVE LA PSICOTERAPIA: "La psicoterapia cura la sofferenza psichica con mezzi psicologici; il suo fine è quello di esplorare i ...
mercoledì 23 ottobre 2013
IL CUORE HA UN CERVELLO?
Partiamo da un qualcosa di semplice, che tutti conosciamo: l'abbraccio!
Nell'abbraccio produciamo ossitocina, chiamato anche "ormone dell'amore".
Fino a poco tempo fa, dal 1648 in poi (quando il medico inglese William Harvey affermò che il cuore è solo una pompa di sangue), si pensava che il cuore, tanto famoso nella cultura popolare, fosse, appunto, soltanto un'organo che pompava sangue al cervello, che invece era l'organo che definiva carattere ed emozioni.
Oggi, dopo innumerevoli trapianti di cuore, (il primo avvenne nel 1967, ad opera del medico sudafricano Christian Barnard), si è cominciato a verificare un fenomeno singolare: i trapiantati si sentono cambiati, diversi, come se avessero nuovi desideri e persino nuovi pensieri. Da allora molta strada ha fatto la ricerca, si è cominciato a pensare che il cuore avesse una sua memoria. Difatti il cuore ha dei recettori per le sostanze inviate dal cervello ma invia a sua volta sostante al Sistema Nervoso Centrale, autonomamente. Cioè, quando proviamo un'emozione prima aumenta il battito cardiaco, poi il cervello la classifica come rabbia, paura, amore ecc. solo poi!!!
Vi dirò di più, anche l'intestino possiede un suo sistema nervoso autonomo. La ricerca in ambito di memoria cellulare sta andando avanti a pieno ritmo.
Quindi dov'è la coscienza??? E' sempre più chiaro che non basta il cervello (che sicuramente è importante) a definire ciò che siamo.
Da queste letture e riflessioni, sono scaturite altre riflessioni in me (e in altri studiosi di psicosomatica):
Se l'abbraccio fa produrre l'ormone della felicità - ma non tutti gli abbracci, quelli col "cuore" appunto, sentiti da entrambi i lati - una carenza nella comunicazione corporea e affettiva nel bambino, cioè, un abbraccio non "sentito" non "richiesto" o al contrario niente abbracci quando il piccolo aveva voglia ed era pronto per questo può essere tra i fattori all'origine di una serie di patologie, tra cui un ampio DISTURBO NARCISISTICO.
Già Taylor, (psicosomatista eccelso) sosteneva che la madre o il care giver fungeva da "psico-bio-regolatore", in altre parole regolava le emozioni e la biologia del piccolo, e che i bambini precocemente istituzionalizzati arrivavano anche ad ammalarsi gravemente e morire (vedi ricerche di Spitz). Quindi narcisisti figli di narcisisti. Chi rompe la catena?
Quindi ci risiamo: nel mondo la felicità sta tutta nella "connessione". Si, perché la mamma si deve "connettere" col bambino, e viceversa, devono "sentirsi" e così gli adulti. plug: connettersi.
E come fa il nostro amico NARCISITA a connettersi con gli altri se con lui non si è, precocemente, connesso nessuno???
Beh, povero, mi viene da dire.
Avevo già notato, che la Gestalt, insieme ad un approccio corporeo Bioenergetico, ad intuito, risolvevano molto meglio alcune patologie abbastanza gravi. Il corpo, con esercizi appropriati, in un setting terapeutico giusto e con il terapeuta "connesso" può velocizzare di molto certi processi, e dare ciò che una terapia "verbale" tradizionale da sola non potrà mai dare. O forse ci vorrebbero anni e anni per arrivare ad un abbozzo di risultato che un insieme di tecniche appropriate da in poco tempo. A volte, noto dei risultati quasi immediati dopo una seduta. Certo, da rinforzare con appropriati interventi "verbali" successivi e anche lunghi, che permettono di elaborare e "fissare" il cambiamento. A volte non si è pronti e un cambiamento troppo rapido può scioccare. In questo noi, psicoterapeuti, dobbiamo essere "connessi".
Bene, allora buona terapia, buon corpo, e buon abbraccio a tutti.
Deborah
Nell'abbraccio produciamo ossitocina, chiamato anche "ormone dell'amore".
Fino a poco tempo fa, dal 1648 in poi (quando il medico inglese William Harvey affermò che il cuore è solo una pompa di sangue), si pensava che il cuore, tanto famoso nella cultura popolare, fosse, appunto, soltanto un'organo che pompava sangue al cervello, che invece era l'organo che definiva carattere ed emozioni.
Oggi, dopo innumerevoli trapianti di cuore, (il primo avvenne nel 1967, ad opera del medico sudafricano Christian Barnard), si è cominciato a verificare un fenomeno singolare: i trapiantati si sentono cambiati, diversi, come se avessero nuovi desideri e persino nuovi pensieri. Da allora molta strada ha fatto la ricerca, si è cominciato a pensare che il cuore avesse una sua memoria. Difatti il cuore ha dei recettori per le sostanze inviate dal cervello ma invia a sua volta sostante al Sistema Nervoso Centrale, autonomamente. Cioè, quando proviamo un'emozione prima aumenta il battito cardiaco, poi il cervello la classifica come rabbia, paura, amore ecc. solo poi!!!
Vi dirò di più, anche l'intestino possiede un suo sistema nervoso autonomo. La ricerca in ambito di memoria cellulare sta andando avanti a pieno ritmo.
Quindi dov'è la coscienza??? E' sempre più chiaro che non basta il cervello (che sicuramente è importante) a definire ciò che siamo.
Da queste letture e riflessioni, sono scaturite altre riflessioni in me (e in altri studiosi di psicosomatica):
Se l'abbraccio fa produrre l'ormone della felicità - ma non tutti gli abbracci, quelli col "cuore" appunto, sentiti da entrambi i lati - una carenza nella comunicazione corporea e affettiva nel bambino, cioè, un abbraccio non "sentito" non "richiesto" o al contrario niente abbracci quando il piccolo aveva voglia ed era pronto per questo può essere tra i fattori all'origine di una serie di patologie, tra cui un ampio DISTURBO NARCISISTICO.
Già Taylor, (psicosomatista eccelso) sosteneva che la madre o il care giver fungeva da "psico-bio-regolatore", in altre parole regolava le emozioni e la biologia del piccolo, e che i bambini precocemente istituzionalizzati arrivavano anche ad ammalarsi gravemente e morire (vedi ricerche di Spitz). Quindi narcisisti figli di narcisisti. Chi rompe la catena?
Quindi ci risiamo: nel mondo la felicità sta tutta nella "connessione". Si, perché la mamma si deve "connettere" col bambino, e viceversa, devono "sentirsi" e così gli adulti. plug: connettersi.
E come fa il nostro amico NARCISITA a connettersi con gli altri se con lui non si è, precocemente, connesso nessuno???
Beh, povero, mi viene da dire.
Avevo già notato, che la Gestalt, insieme ad un approccio corporeo Bioenergetico, ad intuito, risolvevano molto meglio alcune patologie abbastanza gravi. Il corpo, con esercizi appropriati, in un setting terapeutico giusto e con il terapeuta "connesso" può velocizzare di molto certi processi, e dare ciò che una terapia "verbale" tradizionale da sola non potrà mai dare. O forse ci vorrebbero anni e anni per arrivare ad un abbozzo di risultato che un insieme di tecniche appropriate da in poco tempo. A volte, noto dei risultati quasi immediati dopo una seduta. Certo, da rinforzare con appropriati interventi "verbali" successivi e anche lunghi, che permettono di elaborare e "fissare" il cambiamento. A volte non si è pronti e un cambiamento troppo rapido può scioccare. In questo noi, psicoterapeuti, dobbiamo essere "connessi".
Bene, allora buona terapia, buon corpo, e buon abbraccio a tutti.
Deborah
mercoledì 9 ottobre 2013
LA VISIONE DEL PRESENTE
La nostra visione del presente è creata da esperienze passate. Creiamo il presente in base a fatti avvenuti e impressi nella memoria.
Il recupero dei ricordi, e il come essi influenzano la visione del presente è compito della terapia.
ma la terapia fa qualcosa di più, di molto più importante: crea una relazione nutriente, un nuovo passato, che influenza il nostro presente. un nuovo ricordo.
Per "nutriente" intendo buona per l'anima. Una relazione in cui c'è un contatto autentico, che è quello in cui le emozioni e i bisogni di entrambi vengono osservati e riconosciuti. E lo scambio si basa sulla verità, dei pensieri e dei bisogni. Non sull'attribuzione all'altro di pensieri e bisogni propri, come in molte relazioni disfunzionali. Poi il terapeuta mette gli "enzimi" in più per digerire ed elaborare insieme.
martedì 1 ottobre 2013
TERAPIA: SCOPRITORE DI TALENTI
Il Terapeuta non è un creatore, non ha la pretesa di mettere dentro al paziente qualcosa che non c'è. Piuttosto è uno scopritore, o un talent scout, scopritore di talenti.Chiunque voglia fare un percorso di psicoterapia può stare tranquillo sul fatto che nessuno, ma proprio nessuno è in grado di modificare con la bacchetta magica ciò che si è, di alterarne di contorni, la sostanza.
La relazione terapeutica, quella si che cambia, ma cambia entrambi, come tutte le relazioni. Insieme, con la fiducia e l'amore, si crea qualcosa che è di più della somma delle singole parti. Qualcosa di virtuoso, nobile, sano (così dovrebbe).
La terapia è un percorso allegro, verso la scoperta delle proprie "unicità", che stanno nascoste nell'inconscio, in parti inaccessibili, coperte da copioni appresi e da un'educazione che massifica.
Dal terapeuta non ci vanno i "matti", che idea vetusta e fuori moda! Ci va chi ha voglia di essere ancora più speciale, unico e consapevole. E più felice. Si, questo è l'obiettivo.
Per lo meno, a me piace lavorare così, e se non mi diverto cambio lavoro.
Il Terapeuta si può fare solo se vedi la gioia e la voglia di scoprire, al di là delle singole sofferenze, del dolore temporaneo, della nevrosi.
Questo è il modo di fare terapia mio e di tanti altri, e la GESTALT è uno stupendo strumento, insieme alla Bioenergetica, all'
Analisi Posturale, alla Teoria dei Sistemi e alla Psicosomatica, e a tante altre cose che ci sono dentro ognuno di noi, che ogni singolo paziente ci fa uscire fuori. Difatti si apprende da loro più di quanto essi stessi non sospettino. Ringrazio per 12 anni, festeggiati quest'anno, di Psicoterapia.
(Ringrazio pure la mia cara terapeuta storica, Bianca).
martedì 17 settembre 2013
COSA FA IL TERAPEUTA?
Immagina di camminare su di una strada buia di notte. Non c'è neanche un lampione, e la luna è oscurata dalle nuvole. Sai che la strada è dritta e dove finirà, e che quindi, se continuerai a seguirla arriverai comunque alla fine del percorso. Però non hai idea se esistano scorciatoie, o se ci sono ostacoli che potresti superare, o aggirare. Ogni tanto cadi, ti fai male, a volte di più altre meno. Ti rialzi sempre. A volte stazioni nella buca anche un bel po'.
È possibile che tu non sappia che esiste la possibilità di vederci qualcosa, perché sei abituato a far scegliere al tuo inconscio, ad incespicare per copioni automatici, al buio insomma.
Il ruolo del terapeuta è quello di accendere una luce, a volte una torcia, a volte un bel faro fluo di quelli da fotografo del cinema, nelle migliori delle ipotesi a fare proprio giorno. A quel punto tu, e solo tu, comincerai prima a girare intorno agli ostacoli, poi a saltarli, poi a rimuoverli e dare una pulita alla strada, o magari a divertirtici con gli ostacoli, pensando che ci puoi pure giocare, allenandoti. Comincerai a prendere scorciatoie tra gli alberi, a godere del cammino, ti riposerai guardando l'orizzonte, e osservando la strada fatta. Solo con la luce puoi decidere il modo migliore di fare il tuo, personalissimo cammino.
Potresti anche trovare amici sulla stessa strada, che condividono il cammino, e che prima non vedevi semplicemente perché era buio, e camminare mano nella mano.
(foto: Roma, Villa Riccio - D.T)
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