sabato 26 agosto 2017

LA RICERCA DELLA FELICITA'

LA RICERCA DELLA FELICITA'


Questo è un post autobiografico, visto che non sono in grado, come
psicologa e come ricercatrice, di dare una definizione della felicità
esaustiva, posso azzardare delle descrizioni, ma nulla vale di più della
personale esperienza.

A volte le persone hanno molto e non lo vedono, allora sono inquieti,
ansiosi, vagano intorno alle proprie nevrosi e appresso a chimere
future. Vedono la felicità come qualcosa che si ottiene avendo ciò che
più desiderano, qundi sempre proiettati nel futuro.

La cosa più frequente che si fa in questi casi è lo spostamento. Si
sposta l'obiettivo, si comprano cose, si fanno esperienze a gogo per
acquisire materiale per essere felici. Non si apprezza, a volte,
l'esperienza in sé, ma più il ricordo di essa. Si vive nel presente o
nel futuro.

Poi arriva il viaggio, il classico viaggio per trovare sé stessi, che può durare un giorno o mesi. Il mio è durato anni.

Si va lontani, per andare vicino, dentro di sé. Il luogo più lontano.

Si torna, si va, si torna di nuovo.

La felicità continua imprigionata in piccoli ricordi, intensi, ma che hanno già il sapore della perdita, del passato.

Infine si smette di cercare. E qualcosa ci piomba addosso. Un libro, un
incontro, molti altri in seguito, un cammino interiore, uno spirituale.

Poi arriva il compromesso, la scelta, il matrimonio, i conflitti.

Infine ci si stanca di lottare, e ci si abbandona, come quando nel mare
calmo ti metti a morto a galla, e dopo non devi fare nulla, non hai
impegni, senza fretta.

Allora succede qualcosa. Il sacrificio, la sofferenza, cominciano ad
essere più lievi, quasi belle. Finché tutto ha un senso. Preciso e
amabile. Tutto è ordine e bellezza. L'angolo della casa, il sorriso
della bambina, la quiete della notte. Il calore della doccia, la
morbidezza del cuscino.

E la gratitudine trabocca dal cuore, in un flusso continuo e dolce.

Questa è la mia felicità.

mercoledì 23 agosto 2017

MA QUANTO DEVE DURARE UNA PSICOTERAPIA?


Di frequente le persone mi domandano quanto è la durata della psicoterapia, vediamo di chiarire alcuni punti importanti.
Ogni approccio, o scuola di psicoterapia, è diverso nel metodo e nella durata del trattamento. Ci sono delle scuole più brevi, e focalizzate sul sintomo, ed altre che vanno più in profondità e hanno una durata maggiore.
Tutti gli approcci chiamati "del profondo", tra cui la Gestalt, che è quello che io uso, hanno come obiettivo curare i meccanismi patologici, quelli che ci fanno soffrire, definitivamente, e cambiarne gli schemi nevrotici sottostanti.
Curare una nevrosi, o altre patologie non è come prendere un farmaco per far andare via l'influenza, non abbiamo una "malattia" che dopo un po se ne va e siamo guariti. Se i nostri schemi comoportamentali,  il nostro stile affettivo e relazionale, ci fanno soffrire, ciò è dovuto a una difesa "creativa" che abbiamo attuato nell'infanzia, a volte molto remota, per reagire all'ambiente, difesa che diventa inadatta quando siamo adulti. Ciò vuol dire che la nostra casa, il sé, ha i mattoni delle fondamenta friabili o non buoni e, quando una casa ha le fondamenta inadatte che si fa? Si mette mano alla sua struttura. Non c'è da preoccuparsi, nessuno abbatterà una casa tanto faticosamente costruita, che merita rispetto e amore, non può né vuole farlo. Sarà il paziente stesso, che trovando nuovi mattoni, lascerà andare quelli che non gli servono più, e lo psicoterapeuta lo aiuterà nel processo di costruzione e consapevolezza.
Si capisce, qundi che il percorso, per essere definitivo ed efficiente deve durare, in genere, qualche anno. d'altronde ci abbiamo messo anni per costruire i nostri copioni.
Esistono terapie che durano alcuni mesi soltanto. Ma, giudicherà il paziente, insieme al suo terapeuta, quanto vuole e può mettersi in giuoco. E sentirà quanto tempo, fiducia e lavoro serve per creare una relazione fruttuosa, nutriente, che dura nel tempo, una relazione che cura.

sabato 19 agosto 2017

mercoledì 8 febbraio 2017

QUAL'È IL TUO TEMA VITALE. SEMNARIO

Sabato 11 marzo, alla Galleria Sallustiana Art today, via Sallustiana 27/A
avverrà il seminario dal titolo: Qual'è il tuo tema vitale.

Il laboratorio, esperienziale, si basa sulla tecnica "Scene da un film", in cui i partecipanti, dopo essere stati condotti in un suggestivo rilassamento, con musiche tratte dai film famosi, potranno scegliere il loro film preferito, che li ha colpiti molto, in passato o recentemente.
In seguito sceglieranno una scena.... da qui si farà un lavoro individuale, di scoperta del Tema Vitale.
Un percorso avvincente, che ha come obiettivo l'acquisizione di maggiore consapevolezza per poter gestire quegli eventi che ci accadono, ricorrenti, in cui sembriamo destinati a ripetere lo stesso schema.
Queste capacità acquisite miglioreranno il senso di libera scelta nella nostra vita, e ci sentiremo più liberi, e felici.

i posti sono limitati
info 339.349.5068
deborahtrinchi.psicologia@hotmail.com

o seguire il link per la prenotazione eventbrite cliccando qui sotto

prenotami


di seguito il video di presentazione
video presentazione

sabato 10 dicembre 2016

Tante donne coraggiose, che hanno combattuto battaglie imbracciando il fucile x la libertà, o battaglie simboliche per libertà spirituali. Ma la storia non ne parla....ah..già, scusate...la storia, fino ad ora è stata scritta da uomini.
Attenzione: le cose stanno cambiando, e molti non ci stanno
(vedasi numero elevato femminicidi, esempi codardi del non conformarsi di un pugno di uomini alla forza femminile)

da leggere
Coralie Younger
Donne bianche per i Maharaja

sabato 13 agosto 2016

Pronto soccorso per donne accompagnate da uomini f...

Pronto soccorso per donne accompagnate da uomini f...: Pronto soccorso per donne accompagnate da uomini fidanzati con la mamma ( Serial Traitor vol.2) .... Eppoi ci sono quelli che sono fidanz...

mercoledì 10 agosto 2016

CHE BELLEZZA LA NORMALITA'

PSICOLOGIA - SALUTE E BENESSERE: CHE BELLEZZA LA NORMALITA': Le aquile non volano a stormi.... La genialità spesso porta un deficit in altre aree, spesso relazionali. Quindi un consiglio per chi si s...

lunedì 1 agosto 2016

domenica 18 ottobre 2015

ADOLESCENTI PROBLEMATICI - l'equilibrio del no



PSICOLOGIA - SALUTE E BENESSERE: ADOLESCENTI PROBLEMATICI: L'EQUILIBRISMO DEL NO Vorrei oggi parlarvi di un argomento spinosetto, quello degli adolescenti, o tardo adolescenti, detti anche gi...

lunedì 31 agosto 2015

LITIGHIAMO SIAMO DIVERSI, MA....

PSICOLOGIA - SALUTE E BENESSERE: LITIGHIAMO SIAMO DIVERSI, MA....: I rapporti di coppia si sa, sono complicati. Quello che spesso mi viene riferito in terapia è quanto siano diversi i due coniugi, talmente...

martedì 18 agosto 2015

Riflessione sulla felicità

Riflessione sulla felicità:
Spesso mi è stato detto: "la felicità è uno stato d'animo passeggero". Io credo, invece, che sia uno stato permanente di fondo. Diciamo uno stato d'animo di base. Le preoccupazioni e la contentezza, quelli si che sono sensazioni transitorie, che si alternano nella nostra vita, ma lo stato d'animo di base, quell' intima sensazione che proviamo quando stiamo in contatto con noi stessi, in silenzio, quando si arrestano i pensieri che formano il ronzio che stordisce, ecco quello può essere felice o infelice. E da cosa dipende l'uno o l'altro?
Tutti abbiamo vicissitudini e preoccupazioni e sarebbe banale dire che dipende dal modo in cui le prendiamo, se con ottimismo o pessimismo. Ma ciò non risolve il problema. Da che cosa dipende avere ottimismo o pessimismo? Forse dal carattere, certo. Continuando nella mia riflessione, osservando parenti e amici, anche quelli che non vedevo da molto tempo, ho visto cambiare e scorrere le loro vite, e anche la mia. Ho notato una cosa semplice ma strabiliante: è felice, chi ha sviluppato una vita spirituale, che ha curato questa parte del suo essere. Potremmo anche dire religiosa, ma non nel senso dell'appartenenza a una religione, piuttosto chi ha un criterio "religioso" su cui basarsi, ma anche solo etico, che lo spinga ad essere migliore, più caritatevole, generoso, e anche ad accettare le vicissitudini come parte di un ordine universale, magari della legge causa effetto.
Chi crede alla reincarnazione, inoltre, possiede una visione più ampia per spiegarsi il concatenarsi degli eventi ed assumere la responsabilità delle conseguenzei del proprio comportamento. Tutto ciò aumenta la tranquillità e il senso di felicità interiore.

giovedì 2 aprile 2015

LITIGHIAMO, CHE FARE?



PSICOLOGIA - SALUTE E BENESSERE: LITIGHIAMO, CHE FARE?: Vorrei proporvi un brano tratto dal libro di Richard Simonetti "uma razao para viver" , ancora non tradotto in italiano. (tradu...

venerdì 10 ottobre 2014

SPECCHIO SPECCHIO DELLE MIE BRAME (da lezione AICI riassunto di Loredana Rubiu e Nadia Cacciamani)

 L'INVIDIA

Specchio, servo delle mie brame, chi è la più bella del reame?” – “Bella, tu sei bella mia regina, ma al mondo una fanciulla c’è ... ahimé assai più bella di te!”. L’invidia è un sentimento che divora chi lo nutre, maschi e femmine, in questo caso sappiamo tutti come finisce per la regina. Ma l’invidia ha due facce: sta a noi decidere quale guardare.
Secondo Karl Abraham, allievo di Freud, "L'invidioso non mostra soltanto di desiderare quel che l'altro possiede, ma unisce a questo desiderio impulsi di odio contro il privilegiato". (V. Abraham, 1923)
Dal latino in-videre, guardare contro, guardare con ostilità, nella nostra lingua il significato del termine vive nel risentimento che si prova per la felicità, il benessere e il successo altrui, sia che ci si consideri ingiustamente esclusi da tali beni, sia che, già possedendoli, se ne pretenda il godimento esclusivo.
Spesso l'invidia è confusa con la gelosia, l'avidità e il rancore, ma è un'emozione ben precisa. La prova la persona che desidera possedere ciò che altri hanno e che ritiene per un complesso di fattori di non poter avere.
L’invidia è uno dei sette vizi capitali, direttamente contrapposto alla virtù della carità. L’invidia nasce dalla relazione, dal confronto con l’altro, una dinamica sociale importante, poiché è tramite l’altro che affermiamo noi stessi. Prima di poter desiderare qualcosa che non abbiamo dobbiamo poterla vedere, è l’altro che fa nascere in noi il desiderio.
Dopo esserci confrontati nasce la consapevolezza della nostra mancanza, ed è da questa constatazione che possono scaturire sentimenti negativi verso sé e verso gli altri: senso di inferiorità, inadeguatezza, frustrazione, impotenza, odio e rabbia per la grandezza dell’altro che ci schiaccia. E in questo momento non vediamo più le nostre risorse, le nostre potenzialità, le nostre possibilità, ma si pensa solo a svalutare l’altro per impedire la caduta del proprio valore.

domenica 28 settembre 2014

STILI DI ATTACCAMENTO MADRE BAMBINO





LEZIONE ALLA SPECIALIZZAZIONE DI COUNSELING A.I.C.I.

 Verbale del 7 giugno 2014

L'ATTACCAMENTO E GLI STILI DI ATTACCAMENTO.

Dott.ssa Deborah Trinchi



Relatrice : Anna Maria D' Angeli





" L'attaccamento si puo' definire come un legame che una persona o un

animale ha con un altra persona o un altro animale, o tra una persona e un oggetto materiale. un legame che unisce le

due persone nello spazio e si protrae nel tempo. In questa sede affronteremo l'attaccamento tra due esseri umani, nella fattispecie, tra bambino e caregiver (ruolo in genere ricoperto dalla figura materna).

I comportamenti di attaccamento sono comportamenti che inducono la vicinanza e il contatto.

Nel piccolo dell'uomo cio' comporta sia un avvicinamento attivo e

comportamenti di ricerca del contatto, quali l'avvicinamento, il seguire, lo

stringersi vicino, sia comportamenti che fungono da segnali quali: sorriso,

pianto, e il richiamo."


Ainswort e Bell (1970) due grandi teorici dell'attaccamento con queste

parole definiscono la natura del legame che unisce il bambino a chi si prende

cura di lui.


Un 'altro teorico J. Bowlby critica l'ipotesi dell'amore interessato, cioe' che il

legame madre-figlio sia un processo di apprendimento di soddisfazione dei

bisogni legati alla fame, freddo, dolore etc.


Bowlby elabora una teoria della motivazione sociale "istintiva", una pulsione

primaria, l'esistenza di risposte sociali su base innata. Bowlby si rifa' alla

teoria di Darwin, sostenendo che il bambino e' gia' predisposto all'interazione

sociale.


Definisce l'attaccamento un legame (una diade) che si crea tra il bambino e

chi si prende cura di lui, una figura di riferimento che puo' essere non solo la

madre ma anche il padre o chi si occupa di lui, parla di "caregiver" ossia un

contenitore affettivo.



Bowlby ha elaborato un modello di attaccamento diviso in piu' fasi:

0-3 mesi: pre -attaccamento , il bambino riconosce la figura umana

3-6 mesi: inizia il legame, riconosce la figura e subentra la paura dell'estraneo

7-8 mesi: non ha la permanenza dell'oggetto ed ha l'angoscia da separazione

8-24 mesi: il bambino ha un attaccamento vero e proprio con il suo caregiver e
si vedono gli stili di attaccamento.

Dai 3 anni in poi si ha il consolidamento dell'attaccamento.



Sulla base degli studi di Bowlby , M. Ainsworth elabora la "Strange Situation".

E' una procedura standardizzata che ha l'obiettivo di attivare e intensificare i

comportamenti di attaccamento del bambino nei confronti del genitore ( o

figura di riferimento) sottoponendolo a una situazione di stress moderato, ma

cresciuta nel tempo. La procedura si svolge in un contesto non familiare al

bambino (strange=insolito), prevede la presenza di una persona adulta

sconosciuta al piccolo (estraneo) e una serie di separazioni e ricongiungimenti

col genitore. La strange situation misura la qualita' del legame di attaccamento.








STRANGE SITUATION





Fase Chi partecipa Durata Descrizione
-------------------------------------------------------------------------------------------------------

1 Madre bambino
osservatore 30 sec. L'osservatore introduce la madre e il
bambino nella stanza ed esce.
2 Madre bambino 3 min. Il bambino esplora ma la madre non
partecipa, se necessario il gioco
viene stimolato dopo 2 min.
3 Madre bambino
estraneo 3 min. Nella stanza entra l'estranea. Nel
primo minuto l'estranea rimane in
silenzio, nel secondo minuto
conversa con la madre.

4 Bambino estranea 3 min. Prima separazione. Il comportamento
dell'estranea deve adattarsi a
quello del bambino.

5 Madre bambino 3 min. Prima riunione. La madre saluta e/o
conforta il bambino, poi tenta di
coinvolgerlo nuovamente nel
gioco. A quel punto si allontana
nuovamente dalla stanza, saluta
il bambino.

6 Bambino da solo 3 min. Seconda separazione.

7 Bambino estranea 3 min. Continuazione della seconda
separazione. L'estranea entra e
adegua il suo comportamento a
quello del bambino.

8 Madre bambino 3 min. Seconda riunione. La madre saluta
prende in braccio il bambino e
lo conforta, poi tenta di
coinvolgerlo nuovamente nel
gioco.







La Strange Situation ha permesso di individuare con precisione le categorie

di attaccamento , in cinque stili:

1. L' attaccamento sicuro.

2. L' attaccamento insicuro evitante.

3. L'attaccamento insicuro ambivalente.

4. L'attaccamento disorganizzato/disorientato.


ATTACCAMENTO SICURO.

Il bambino nella Strange Situation manifesta un desiderio di vicinanza e

contatto fisico e di interazione con la figura di attaccamento.

Quando questa e' presente il bambino appare autonomo nell 'esplorazione

dell'ambiente, e cerca la partecipazione dell'adulto , specie nei periodi di

separazione, durante la separazione puo' mostrare segni di stress, ma se cio'

accade e' in relazione all' assenza della figura di attaccamento e non al fatto di

essere stato lasciato solo ( questo si puo' osservare dal fatto che il bambino

non appare pienamente soddisfatto dalla semplice presenza dell' estranea,

ma continua a ricercare il genitore, a guardare di tanto in tanto verso la porta

etc.).

Nel ricongiungimento il bambino sicuro manifesta segnali di attaccamento nei

confronti del genitore, lo "saluta" (ad es. con un sorriso, una vocalizzazione,

un tentativo di avvicinamento), ricerca la sua vicinanza, oppure se e' a disagio

richiede il contatto fisico e consolazione.

Il ritorno della figura di attaccamento sembra dare sollievo al bambino che

tende a consolarsi e a riprendere l'esplorazione dell' ambiente.

Il bambino sicuro manifesta quindi un comportamento di base sicura, il

genitore rappresenta un "porto" sicuro, presso il quale rifugiarsi e trovare

protezione, ma dal quale potersi allontanare fiduciosamente per esplorare il

mondo circostante.

Possiamo quindi definire l'attaccamento Sicuro come un organizzazione

comportamentale e relazionale nella quale vi e' un corretto bilanciamento tra

indipendenza/autonomia e dipendenza. Il bambino sicuro ha interiorizzato un

solido sentimento di fiducia nei confronti della presenza e della disponibilita'

affettiva del genitore,e questo gli fornisce le risorse per allontanarsi da lui per

affrontare piccole e grandi scoperte. La certezza interiorizzata di disporre di

un genitore che rispondera' ai suoi segnali fa si che il bambino possa avere

fiducia nell'adulto, questo accade con un caregiver che si prende cura del

bambino ( una madre serena che accudisce il figlio).

Nelle ricerche sui bambini "non clinici" statunitensi la percentuale media di attaccamento sicuro e' stimabile tra il 54% e il 67% della popolazione mentre in Italia l'attaccamento sicuro e' meno frequente, solo nel 41,9% - 44,2% della popolazione.


ATTACCAMENTO INSICURO EVITANTE.

Il bambino nella Strange Situation mostra un notevole evitamento del genitore, in particolare negli episodi di riunione.
Questi bambini nella procedura appaiono autonomi e indipendenti, centrati piu' nell'esplorazione dell'ambiente che sulla presenza dell'adulto di riferimento.
Nelle separazioni mostrano minori segni di disagio e di ricerca del genitore, nel ricongiungimento sembrano ignorare o dare poco rilievo al ritorno dell'adulto, ad es. salutandolo distrattamente oppure mostrandosi assorti nel gioco.
Essi minimizzano le proprie reazioni affettive in particolare dopo le separazioni, e sono coinvolti nel gioco.
In questi bambini il genitore non rappresenta una vera e propria base sicura, quindi tendono a non far riferimento a lui quando sono spaventati o a disagio, cosi come nelle situazioni di breve separazione, non manifestando desideri di vicinanza, contatto e rassicurazione. Questi bambini tendono a inibire la manifestazione dei propri bisogni psicologici di protezione rispetto alla figura di attaccamento, enfatizzando uno stile relazionale di autonomia e indipendenza.
Cio' accade con il caregiver che passa del tempo con il bambino ma lo ignora.
Negli Stati Uniti l'attaccamento Evitante viene osservato in media nel 20,05-22,9% della popolazione , mentre in Italia la percentuale e' superiore, raggiunge il 39,5% dei casi.


ATTACCAMENTO INSICURO AMBIVALENTE.

Nella Strange Situation quesi bambini manifestano un marcato attaccamento nei confronti del genitore, tendono ad essere centrati più sulla relazione con l'adulto che sull'esplorazione dell' ambiente circostante e cio' diviene sempre piu' evidente con il trascorrere della procedura.
Tendenzialmente, i bambini manifestano fin da subito una minore capacita' di esplorare l'ambiente in modo autonomo e di interagire con la figura estranea, un notevole disagio durante la separazione, accompagnato da una minore capacita' di recupero nei momenti di ricongiungimento.
Il ritorno del genitore dopo la separazione non sembra sufficiente a consolarli, anzi mettono in atto manifestazioni di attaccamento caratterizzate da sentimenti di rabbia o da passività' che non si placano anche quando il loro fine ( ottenere la presenza della figura di attaccamento) viene raggiunto, l'attaccamento Ambivalente e' poco frequente sia nei bambini statunitensi (7,5%-12,5%) sia nei bambini italiani (14-16,3%). Questo tipo di attaccamento e' tipico in bambini con madre depressa ed ansiosa.






ATTACCAMENTO DISORGANIZZATO / DISORIENTATO.

Le ricercatrici Mary Main e Judith Solomon verso la fine degli anni '80 sono riuscite ad isolare e descrivere ulteriori tipi di comportamenti dei bambini che prima non erano classificabili, e che testimonierebbero la mancanza o l'insussistenza di una strategia organizzata di comportamento da cui deriva il termine "disorganizzato".
Le caratteristiche sono: la contradditorieta' di alcuni movimenti osservati che fanno dedurre una contraddittorieta' nelle intenzioni o nei piani comportamentali del bambino (disorganizzazione) , la sensazione che il bambino abbia una perdita di orientamento nell'ambiente circostante (disorientamento).
Il comportamento di questi bambini esprime momenti di confusione legati a una profonda incapacita' di organizzare la situazione ed una grave incapacita' a orientare il comportamento stesso e l'affettivita', accompagnati da atteggiamenti visibilmente impauriti e rigidi sia a livello corporeo sia per l'espressione del volto.
Quindi questi bambini hanno un comportamento apparentemente simile a quello dei bambini Sicuri, Evitanti o Ambivalenti, ma in alcuni momenti sembra privo di una strategia coerente nella relazione con il genitore.
L'aspetto rilevante e' che i comportamenti disorganizzati o disorientati si verificano solamente quando il genitore e' presente e, sopratutto, nei momenti di riunione dopo la separazione come se non si trattasse di una caratteristica del bambino , ma di un tratto definitorio della relazione. Attaccamento tipico di un bambino con madre ansiosa e psicotica con eccessiva ira.

Per Bowlby e' importantissimo il legame di attaccamento , da questo dipende lo sviluppo della persona, ad esempio l' angoscia da separazione in eta' adulta e' riconducibile a periodi di distacco e angoscia nell'infanzia.
Il modello di attaccamento sviluppato nei primi anni di vita si ritrova poi come modello relazionale nei rapporti futuri, ad esempio nel rapporto di coppia, nei rapporti sociale, nel rapporto con i figli.



Nel lavoro del Counselour e' importante avere informazioni sull ' infanzia del

cliente, per poter trovare avere quelle notizie fondamentali per il suo

lavoro, cosi' come il bambino trova nella figura di accudimento una base

sicura, chi sta vivendo un momento di confusione deve trovare nella figura

del counselor una persona accogliente che lo puo' aiutare nell'esplorazione

del Se'.



BREVI CENNI SUGLI STUDIOSI CITATI

John Bowlby (1907/1990)
Psicologo e psicoanalista Britannico ha elaborato la teoria dell'attaccamento.
Opere:Attaccamento e perdita vol1,vol2,vol3.
Costruzione e rottura legami affettivi.
Una base sicura.
Darwin, una biografia nuova.

Mary Ainsworth (1913/1999)
Psicologa Canadese allieva di J. Bowlby ed esperta in psicologia dello sviluppo. Ha sviluppato il paradigma di ricerca della Stange Situation.

John Bell pioniere della terapia famigliare (1951).

Mary Main (1943/1973)
Psicologa Statunitense esperta in psicologia dello sviluppo.

Judith Solomon
Psicologa e ricercatrice Californiana.
Opere: Disorganized Attachment and Caregiving.

Charles Darwin (1809/1882)
Naturalista e geologo Britannico, celebre per la teoria dell'evoluzione della specie animale e vegetale.
Opere: Origine della specie (1859).

lunedì 22 settembre 2014

sabato 6 settembre 2014

COSTELLAZIONI FAMILIARI. NUOVO INCONTRO SETTEMBRE


NUOVO INCONTRO COSTELLAZIONI FAMILIARI
aperte iscrizioni
Leggende familiari, aneddoti. Tutto ci porta indietro nel passato, nelle nostre radici più profonde.
Il passato, la famiglia, le origini, ci influenzano più di quanto crediamo, in modo spesso inconsapevole.
Le Costellazioni Familiari consentono di riappropriarci di questo pezzo di identità presente in noi, prendendone consapevolezza.
Conoscendo le origini possiamo gestire meglio il presente, consapevoli e non più vittime di dinamiche automatiche che portano spesso a lidi dolorosi.

L'incontro sarà di 4 ore e condotto secondo la linea Sistemico Relazionale. Terapeute: Dott.ssa Deborah Trinchi e Dott.ssa Rosa Ciniglio
Come sempre ogni partecipante potrà lavorare sul proprio caso, con l'aiuto del gruppo.
Max 10 patecipanti.

DATA:
mercoledì 24 settembre ore 18.00

Indirizzo:

Via Ammannati, 4. PARIOLI. ROMA

per PRENOTARSI:

manda una mail a :

deborahtrinchi.psicologia@hotmail.com

INVESTIMENTO:
Eur 90. da dividere in due volte